Belenenses, i piccoli giganti di Lisbona

di Fabio Belli

Lisbona è città di calcio, e soprattutto ha la storia dalla sua parte. Sin dai tempi dei pionieri sulle rive del Tago si respira football, anche se i maestri lusitani hanno faticato ad imporsi nel mondo, spesso schiavi di uno stile di gioco individualista e poco concreto. Non per niente l’uomo della svolta, Eusebio, è arrivato dall’Africa a fare grandi il Benfica ed il Portogallo. Le Aquile vivono un derby infinito con lo Sporting, ma c’è un’altra realtà cittadina che, pur non potendo vantare il seguito delle big, ha saputo farsi onore per decenni, e soprattutto ai tempi in cui il calcio muoveva i primi passi non solo in Portogallo, ma in tutta l’Europa.

belenensesStiamo parlando del Belenenses, considerata la terza squadra di Lisbona per numero di titoli conquistati e di tifosi, ma che fino all’alba degli anni cinquanta non sfigurava al fianco di Benfica e Sporting. Verrebbe da pensare al caso di Lisbona come a quello di Madrid, dove al fianco di Real e Atletico, realtà di caratura internazionale, combatte coraggiosamente il Rayo Vallecano, spesso nella massima serie, ma quasi mai in grado di essere competitivo per obiettivi che vadano oltre la salvezza. Ma il Belenenses può essere accomunato al Rayo solamente da un particolare: essere l’espressione di un quartiere della capitale, nella fattispecie quello di Santa Maria de Belém. Una località che fino agli anni trenta era una municipalità distinta da Lisbona, e che poi è diventata quartiere periferico, dove nei bar, nei negozi e sui balconi spesso spuntano le bandiere biancoblu del Belenenses, orgoglio di una comunità.

Le analogie però finiscono qui, visto che come detto il Belenenses prima della Seconda Guerra Mondiale ha conquistato per tre volte il titolo portoghese, che all’epoca era assegnato con gare ad eliminazione diretta con la formula della Coppa, tant’è che il trofeo assegnato, la Taca do Portugal, era lo stesso. Nel 1946 è arrivata però anche la vittoria del campionato a girone unico, e fino al 2001 il Belenenses era stato l’unico club fuori dal circuito delle tre grandi portoghesi (Benfica, Porto, Sporting) ad essersi aggiudicato il titolo. Cinquantacinque anni dopo, fu il Boavista di Oporto a rompere il tabù. Anche lo stadio non è decisamente quello di una piccola realtà: il Belenenses gioca nello splendido Estadio do Restelo, completamente rimesso a nuovo ed attualmente impianto gioiello capace di ospitare circa trentamila spettatori, mentre nel passato, in un derby contro il Benfica, arrivò a contenere addirittura sessantamila tifosi.

Numeri di grande sostanza, che fanno parte però di un passato glorioso del quale il presente spesso non è stato all’altezza. Basti pensare che dopo anni senza mai retrocedere (dopo le già citate tre grandi, il Belenenses è la squadra col maggior numero di presenze nel massimo campionato portoghese) il Belenenses spesso è stato protagonista della Liga de Honra, la seconda serie lusitana, dalla quale è risalito proprio nella scorsa stagione. Il grande rimpianto dei tifosi resta il titolo del ’73, perso all’ultima giornata proprio a causa di una sconfitta in un derby contro il Benfica. Una piccola vendetta a Belém se la sono presa domenica scorsa, costringendo al pari all’Estadio Da Luz le Aquile,, vestendo i panni della neopromossa terribile. Al momento può bastare, in attesa di ritrovare la gloria perduta.

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