Il Real Madrid Castilla, la “filial” arrivata fino alla ribalta europea

di Fabio Belli

In diversi campionati di spicco europei, le cosiddette “squadre B” sono un’istituzione, e spesso possono contare anche su un discreto seguito di tifosi. Si tratta di squadre “riserve”, spesso con una soglia under 23, che partecipano ai campionati minori. In Italia una volta c’era il campionato De Martino per giovani e seconde linee, poi sostituito dal campionato Primavera che ha assunto però i crismi di un vero e proprio torneo giovanile. All’estero è diverso, le seconde squadre partecipano ai campionati equivalenti alle nostre Lega Pro e Serie D, anche se a volte riescono ad issarsi fino alla seconda divisione. Il sistema di seconde squadre più radicato e celebre è senza dubbio quello spagnolo, dove le “filial” giocano in piccoli stadi dedicati, e c’è una regola ferrea: le squadre B non possono giocare nello stesso campionato dei “grandi”.

quintaTra le filial dalla storia più ricca, quella del Real Madrid merita una menzione a parte. Si tratta dell’unica seconda squadra che avrebbe acquisito il diritto di disputare la Liga Spagnola, precisamente nella stagione 1983/84, quando la formazione guidata dalla cosiddetta “Quinta del Buitretrionfò nel torneo di Seconda Divisione. Primi in classifica con cinque gioielli che si sarebbero distinti poi, partendo dal settore giovanile delle merengues, come astri di prima grandezza del calcio internazionale. Miguel Pardeza, attaccante che diventerà una bandiera del Real Saragozza, 12 anni e una Coppa delle Coppe con la formazione aragonese dal 1985 al 1997; Manolo Sanchis, roccioso difensore, che collezionerà 18 anni ed oltre 500 presenze nel Real, oltre a 48 “caps” nella Nazionale spagnola; Rafael Martin Vazquez, centrocampista raffinato che arriverà anche a vestire la maglia del Torino in Italia; Josè Miguel Martin del Campo, meglio conosciuto come Michél, uno dei più straordinari centrocampisti spagnoli di sempre; e soprattutto il capo della banda, Emilio Butragueno, il bomber per eccellenza del Real e della Nazionale spagnola degli anni ’80, il crack della sua generazione.

Con una squadra così, composta da futuri campioni ventenni, andare a vedere il Real Madrid B, che negli ultimi anni ha riacquisito l’antica denominazione di Real Madrid Castilla, era uno spettacolo assoluto, quasi superiore a quello della prima squadra. Ma con il Real saldamente ancorato ai vertici della Liga, per il Castilla la promozione del 1984 fu solo platonica. In Coppa del Re invece il discorso è diverso, visto che le filial possono anche scontrarsi con le prime squadre senza causare conflitti di interesse. E l’impresa più bella della sua storia il Castilla riuscì a compierla proprio in Coppa di Spagna nel 1980, qualche anno prima dell’avvento della “Quinta”, arrampicandosi fino ad una storica finalissima, unica filial capace di raggiungere un traguardo di questo tipo. Ironia della sorte, l’avversario della finalissima al Bernabeu fu proprio il Real Madrid dei titolari, e quella finale si risolse in un confronto tra giovani e veterani. Anche se nel cammino in quella Coppa il Castilla era riuscito a stendere autentici giganti del calcio spagnolo anni ’80 come l’Athletic Bilbao e la Real Sociedad, il Real titolare riuscì a spadroneggiare con un largo 6-1 nella finalissima, senza farsi sfuggire la Coppa.

Ma per il Castilla c’era comunque un regalo garantito: col Real Campione di Spagna nel 1980, la filial si guadagnò il diritto di disputare la Coppa delle Coppe 1980/81. Il Real Madrid resta dunque l’unica squadra ad aver iscritto due squadre contemporaneamente in una stagione delle Coppe Europee. L’avventura continentale del Castilla si risolse in un infuocato sedicesimo di finale contro gli inglesi del West Ham, che ad Upton Park ribaltarono il 3-1 del Bernabeu con un 5-1 maturato nei minuti di recupero (al 89′ si era sul 3-1 con i supplementari all’orizzonte). Fu comunque un’esperienza straordinaria per quei ragazzi, e per il Castilla che visse, come detto, pochi anni dopo l’epopea della “Quinta del Buitre”. Anni epici, che ora, tornato in Segunda, il Castilla spera di rivivere, col pubblico che affolla il piccolo stadio “Di Stefano” (6000 posti all’interno della Ciudad Deportiva) sempre attento allo sbocciare di giovani talenti.

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