La Danimarca Campione d’Europa e la parabola di Kim Vilfort

di Enrico D’Amelio

Ci sono storie che assomigliano a favole. Fasi della vita in cui l’apice del successo professionale e i drammi più crudeli coincidono nel volgere di pochi giorni. Torniamo indietro di quasi 21 anni e andiamo con la mente alla primavera del 1992. Oltre il mar Adriatico è in atto una guerra civile che sta dilaniando un popolo intero, oramai sbriciolato tra svariate etnie differenti. Gli Europei di calcio sono alle porte, ma la Jugoslavia si sta per dissolvere e una Risoluzione dell’Onu proibisce alla Nazionale di prendere parte a qualsiasi manifestazione sportiva.

den-ger-12Tocca allora alla Danimarca di Richard Møller-Nielsen subentrare a pochi giorni dal via, senza alcuna preparazione fisica adeguata e con i giocatori già in vacanza dopo la fine del campionato. Tra l’altro, non è uno dei periodi migliori per la rappresentativa scandinava, visti i non ottimi rapporti tra il tecnico e il giocatore più rappresentativo, Michael Laudrup, cha ha già lasciato la Nazionale da qualche tempo. Nonostante tutto, complice la vicinanza con la Svezia, paese ospitante della massima manifestazione continentale, la squadra si presenta per onorare l’impegno, conscia di andare a recitare, con ogni probabilità, un ruolo da Cenerentola.

Il girone in cui è inserita, tra l’altro, è di quelli di ferro: i padroni di casa svedesi, l’Inghilterra e la Francia a contendere i due posti utili d’accesso alle semifinali. Però, si sa, a volte il calcio riesce ad essere bizzarro, e dopo un pareggio a reti bianche contro gli inglesi al primo turno e una sconfitta di misura contro la Svezia nella seconda gara, è la vittoria per 2-1 contro i francesi a regalare l’accesso tra le prime 4 d’Europa. Essere arrivati a giocarsi la semifinale contro i Campioni d’Europa in carica dell’Olanda è già una conquista impensabile a inizio torneo, ma anche questo ostacolo viene superato, dopo una battaglia finita 2-2 ai tempi supplementari e vinta ai rigori grazie all’errore dal dischetto di un certo Marco Van Basten.

Una squadra con alcuni buoni giocatori, su tutti lo storico portiere del Manchester United Peter Schmeichel, Brian Laudrup e la punta Poulsen, e altri comprimari sconosciuti ai grandi palcoscenici, è arrivata a giocarsi il titolo contro la Nazionale Campione del Mondo in carica, la Germania. Ed è qui che la storia di questa splendida Cenerentola si intreccia con quella di un suo calciatore: il centrocampista Kim Vilfort. Un comprimario, appunto. Uno di quelli dai piedi non gentili, ma con i polmoni inesauribili e sempre pronto a scaricare il contachilometri alla fine di ogni partita. Uno che sta dando il 100% per la sua Nazione insieme ai propri compagni, ma che, personalmente, sta vivendo l’esame più atroce che la vita può porre di fronte ad un uomo: la perdita di un figlio.

Infatti, la piccola Line, di soli otto anni, è ricoverata in Danimarca a causa di una leucemia, e lui, al termine di ogni partita, non rinuncia a precipitarsi in Patria per assisterla. Nonostante il dramma, gioca regolarmente la finale di Goteborg, in cui segna la rete del 2-0, dopo l’iniziale vantaggio di Jensen, che mette fine alle speranze dell’armata tedesca. L’esultanza quasi timida per un gol irreale, con tutti i suoi compagni che gli corrono vicino come per proteggerlo, con un abbraccio tanto voluto, quanto infinito, rappresenta una delle fotografie più belle nella storia del calcio. Un solo momento di gioia in cui viene allontanata per un attimo un’atrocità che si consumerà di lì a poche settimane, con la scomparsa della piccola. Con una guerra civile sullo sfondo, lontana migliaia di chilometri, che ha fatto sì che una Cenerentola, per una notte, potesse diventare la Regina più bella d’Europa. E, soprattutto, per l’orgoglio di un padre al quale il caso ha concesso l’opportunità di una vita. Quella di raccontare una storia. Magica come le fiabe, ma vera come la realtà delle cose.

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