Roma-Gornik Zabrze: l’atroce beffa ai tempi della tv in bianco e nero…

di Fabio Belli

Uno dei luoghi comuni che gravitano attorno al calcio, è ripetersi quanto la televisione abbia ucciso quella visione romantica del football di una volta. Le partite raccontate dalla radio gracchiante, giocate solo immaginate ma per questo pervase ancor di più da un alone mitico, il bianco e nero, l’attesa della domenica sera per qualche fugace minuto di immagini. Ora, tra telecamere ad alta definizione e piazzate praticamente dappertutto, spogliatoi compresi, la fruizione casalinga del calcio è un’esperienza a 360 gradi, che ha perso però il fascino d’un tempo, finendo per giunta in alcuni casi (l’Italia ne è uno degli esempi più lampanti) per svuotare gli stadi.

6970romagornik_DSC07741Ma ogni medaglia ha sempre due facce, ed oltre alla comodità dell’HD e del calcio 24 ore su 24, la tv ha anche regalato una percezione più reale di quanto accade sul campo; soprattutto, ha evitato equivoci del passato destinati addirittura ad entrare nella leggenda. Ne sanno qualcosa i tifosi della Roma, che nella primavera del 1970 subirono una singolare beffa a scoppio ritardato. Lo scenario è quello europeo: la squadra giallorossa di allora non è trascendentale, e paga soprattutto la mancanza di un vero bomber, con lo spagnolo Peirò che chiuderà il campionato da centravanti titolare con sole cinque marcature all’attivo. In Italia le delusioni saranno molte, e la squadra allora allenata da Helenio Herrera chiuderà mestamente decima, dopo diverse stagioni anche alle spalle degli eterni rivali della Lazio.

In Europa però la Roma suona un’altra musica: disputando la Coppa delle Coppe grazie al successo nella Coppa Italia del 1969, i giallorossi arrivano in semifinale eliminando in serie i nordirlandesi dell’Ards, gli olandesi del PSV Eindhoven ed i turchi del Goztepe. Il sorteggio tra le prime quattro sembra sorridere alla formazione del “mago” Herrera. Due delle grandi favorite per la vittoria finale, il Manchester City e lo Schalke 04, si scontrano fra di loro. Alla Roma toccano in sorte i polacchi del Gornik Zabrze, temibili ma meno quotati di tedeschi ed inglesi. All’andata all'”Olimpico“, però, il primo aprile del 1970, i giallorossi non riescono a passare: si chiude sull’uno a uno (Banas sorprende Ginulfi nel primo tempo, la Roma risponde nella ripresa con Salvori), ed il match di quindici giorni dopo in Polonia, a Katowice, assume contorni insidiosi. La Roma, con davanti la prospettiva della possibile prima finale europea della propria storia, sfodera però una prestazione di carattere, imponendo il pari al Gornik ai supplementari, grazie ad una rete siglata ad un minuto dalla fine da Scaratti. Si chiude sul 2-2, e all’epoca i calci di rigore non sono previsti.

E’ necessaria la ripetizione, una settimana dopo, sul campo neutro di Strasburgo. Ed è lì che la nostra storia assume contorni incredibili, soprattutto per chi è rimasto a Roma per seguire la partita trasmessa dalla RAI. Il match si risolve infatti con un nuovo pareggio: al gol polacco di Lubanski risponde Fabio Capello su calcio di rigore, si va di nuovo ai supplementari ma il risultato non cambia ancora. Non è prevista però un’ulteriore ripetizione, ma il lancio della monetina, consuetudine a quei tempi, seppur crudele, per decidere chi deve andare avanti in una manifestazione calcistica. L’Italia raggiunse così la finale degli Europei del 1968 eliminando l’URSS in semifinale, e proprio la Roma negli ottavi di quella edizione di Coppa delle Coppe si sbarazzò grazie al sorteggio del PSV Eindhoven.

I capitani si avvicinano al centro del campo, l’arbitro lancia la moneta, e la raccoglie. Sono attimi di tensione, in particolar modo per chi da Roma segue la diretta tv e vede arrivare dalla Francia immagini sfocate e poco chiare del sorteggio. Ma ad esultare, dopo che l’arbitro mostra la fatidica monetina, sono le maglie scure nel bianco e nero televisivo, ovvero quelle della Roma. Nei salotti della Capitale l’esultanza è sfrenata e dura per decine di secondi. Poi, piano piano, la voce del cronista che aveva lui stesso annunciato la festa delle maglie giallorosse, riporta tutti alla realtà: la moneta ha detto Gornik, saranno i polacchi ad affrontare il Manchester City in finale. Com’è possibile? Semplicemente, prima del sorteggio molti giocatori si erano scambiati la maglia: i calciatori con la divisa della Roma esultanti erano dunque in realtà quelli del Gornik. Una beffa atroce, e ancor di più lo è stata per i tifosi che, alla vista dei festeggiamenti giallorossi, hanno spento immediatamente il televisore per riversarsi in strada, a festeggiare il raggiungimento della finale. In un’epoca senza riscontri possibili con internet, televideo ed altri mezzi, fu il giornale del mattino a comunicare loro che la Roma, in verità, aveva perso

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