“El hincha fantasma”: per sempre nella storia, immortalato con il Colo Colo campione del Sudamerica

di Fabio Belli

Andy Warhol diceva che nel mondo di oggi tutti saremo celebri per almeno quindici minuti della nostra vita. E’ il destino della società in cui l’apparire conta più dell’essere, è la provocazione di un artista che con la pop-art ha lasciato a modo suo un segno indelebile. Ma c’è chi riesce a fare di più, e con un solo guizzo, un’intuizione che coglie pienamente il senso del “carpe diem” oraziano, riesce a garantirsi l’immortalità, la garanzia della fama imperitura: tutto questo, a dispetto di un tragico destino.

E’ il 5 giugno del 1991: presso lo Estadio Monumental David Arellano, di Santiago del Cile, sta per scriversi un pezzo di storia del football locale e sudamericano. Davanti a 66.517 spettatori paganti, i beniamini di casa del Club Social y Deportivo Colo-Colo, meglio conosciuto semplicemente come Colo Colo, affrontano nella finale di ritorno di Coppa Libertadores i paraguaiani dell’Olimpia Asuncion. In una competizione storicamente dominata dalle formazioni brasiliane ed argentine, stavolta sono due outsider ad essere riuscite a guadagnarsi la chance di giocarsi il titolo di formazione campione del Sudamerica. Ma l’Olimpia è al culmine della sua storia, capace di arrivare alla finalissima per la terza volta consecutiva, dopo la sconfitta del 1989 ed il trionfo del 1990. Per il Colo Colo e tutto il Cile è un avvenimento storico, visto che si tratta solo della seconda finale per il club e una formazione cilena in tutta la storia della competizione, e nel 1973, nell’unico altro precedente, a spuntarla furono gli argentini dell’Independiente.

hinchaIl Colo Colo rappresenta per molti tifosi l’orgoglio di una nazione (fatta eccezione ovviamente per i grandi rivali dell’Universidad de Chile): il club prende il nome dall’omonimo capo dei guerrieri mapuche vissuto nel ‘500, raffigurato anche sullo stemma della squadra. All’andata in Paraguay la squadra allora allenata dal croato Mirko Jozic è riuscita a strappare un pari senza reti, ma al “Monumental” per spezzare la maledizione-Libertadores serve solo la vittoria. L’Olimpia è più esperta, ma il Colo Colo è spinto dal tifo incessante di quasi settantamila spettatori, che ad inizio partita nemmeno si avvedono di un particolare quasi insignificante. Al momento della foto ufficiale di squadra, un ragazzino mascherato, agile come una scimmietta, riesce a sgattaiolare in campo e a sdraiarsi di fronte alla squadra al momento del “clic”.

Nessuno in quell’istante sa che quello scatto diventerà immortale. Il Colo Colo infatti sfodera una prestazione strepitosa, colpendo per due volte nel giro di 17′ grazie alla doppietta di Luis Perez Munoz. Il “Monumental” è in visibilio, ed esplode definitivamente a 5′ dalla fine, quando Leonel Herrera Silva fissa il risultato sul definitivo 3-0. E’ l’apoteosi: per la prima volta nella storia una squadra cilena mette le mani sulla Libertadores, Santiago è scossa fino alle fondamenta dalla festa che dura tutta la notte e anche oltre. Soprattutto, nel giro di pochissimi giorni tutti i tifosi del Colo Colo, nelle case, nei negozi, nelle pubbliche piazze, appendono la foto con l’undici entrato nella storia, schierato in campo prima della finale contro l’Olimpia. Undici, più uno: il ragazzo scimmia, ribattezzato propriamente “el monito“, cioè proprio la scimmietta.

A Santiago tutti hanno una foto hanno la foto con il “monito” in bella evidenza, e la cosa non sfugge ai giornalisti che provano a rintracciarlo, inizialmente con poca convinzione e senza successo; poi provando a moltiplicare gli sforzi, si scopre che quel volto conosciuto da tutta la nazione, sembra non corrispondere a nessuna persona. Alcuni reporter prendono a cuore la situazione, interpellano inservienti di servizio quella sera, dal filmato cercano di capire chi poteva essere stato vicino al ragazzo prima dell’invasione, ma nulla: nasce così la leggenda dell'”hincha fantasma“, il tifoso fantasma che si guadagnò l’immortalità facendosi fotografare con il Colo Colo campione. Qualcuno inizia a pensare che quel ragazzino sia davvero un fantasma, e la foto alla fine degli anni novanta comincia anche ad assumere una fama piuttosto sinistra.

Ovviamente non è così, e all'”hincha fantasma” corrisponde non solo una persona in carne ed ossa ed un nome e un cognome, ma anche una storia tragica, simbolo della povertà di strada del Sudamerica. L'”hincha fantasma” si chiama Luis Mauricio López Recabarren, anzi si chiamava perchè al momento della sua identificazione è già morto. Il giornalista cileno Luis Miranda Valderrama riesce a mettersi in contatto con un uomo, soprannominato “el mono” perché padre di quello che tutti conoscono come “El monito”: è il papà dell'”hincha fantasma”, che racconta di come il figlio si sia perso già giovanissimo, a soli quindici anni, nei meandri della droga e della criminalità, praticamente in concomitanza al periodo della foto, e di come per anni non è riuscito ad avere più sue notizie. Il padre stesso non aveva riconosciuto subito il figlio sotto la maschera della foto. Incarcerato dopo numerosi furti presso il Centro de Detencion Preventiva Santiago Sur, Luis Mauricio dopo una vita sofferta subisce la beffa finale del destino, ammalandosi di leucemia in carcere e morendo giovanissimo nel 1999, a soli 23 anni. “El mono” racconta di rivedere il figlio nella foto tutti i giorni, e di non riuscire a credere che milioni di cileni fanno esattamente la stessa cosa.

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