Storia del “Tamudazo”, ovvero: l’orgoglio di tifare Espanyol

di Fabio Belli

Tifare Espanyol a Barcellona non è affatto un supplizio come si potrebbe credere, paragonandone il palmares con i rivali cittadini del Barca. E’ una scelta di orgoglio e distinzione, in cui la voglia di rivendicare l’appartenenza alla Spagna intesa come nazione è forte ma non porta certo a rinnegare le radici catalane. E’ la consapevolezza di appartenere ad una comunità che non si contrappone agli avversari di sempre, ma appunto se ne diversifica. Significa possedere uni stadio, il “Cornelia El Prat“, ed un modello di settore giovanile invidiato in Europa, oltre che in tutta la Spagna.

Certo, i vertici toccati dal Barca restano un sogno, ma le quattro Coppe del Re, le due finali di Coppa UEFA e le settantasette stagioni di Primera Division disputate nella storia, ne fanno uno dei principali club iberici. Questo nonostante la forbice a livello tecnico, e soprattutto mediatico, con i rivali blaugrana si sia allargata come non mai negli ultimi anni. Il Barcellona di Guardiola è stato considerato da molti il club più forte di tutti i tempi. Questo a torto o a ragione, ma comunque si tratta di un livello sul quale il piccolo Espanyol non può neppure sognare di issarsi. Un divario che ha avuto anche le sue ripercussioni sui derby, con le vittorie dei biancoazzurri sempre più rare, e per questo ancor più gustose, come quella al Camp Nou segnata da una doppietta di Ivan De la Pena.

In questo scenario, anche “certi” pareggi possono valere come una vittoria. Come quello della stagione appena trascorsa, con il gol di Alvaro che ha impedito dal Barca di espugnare El Prat. O quello celebre nella stagione 2006/07, quando un gol di una delle bandiere dell’Espanyol, Raul Tamudo, costò al Barcellona di Rijkaard la Liga. Il famosissimo Tamudazo, col Real di Capello ed il Barca in lotta per il titolo, col Siviglia terzo incomodo ma alla fine leggermente staccatosi nelle ultimissime giornate. Il Madrid pur con qualche fatica doma il Saragozza grazie alle prodezze di Van Nistelrooy, mentre al Camp Nou è in programma il derby. Il Barcellona si porta avanti anche grazie ad un contestatissimo gol di Messi (effettivamente realizzato con una mano), e sul due a uno è più che mai in lotta per il titolo.

All’Espanyol l’irregolarità non va giù: spianare la strada verso il titolo ai rivali di sempre è già un boccone amaro da digerire, farlo subendo un’ingiustizia, poi… E allora la storia si compie quasi allo scadere della partita: palla tagliata dalla destra, Tamudo elude il fuorigioco e con un delizioso tocco brucia il portierein uscita. E’ il gol che appunto passerà alla storia come il “Tamudazo”, che fa esplodere la gioia non solo dei tifosi Pericos, ma anche dei madridisti che vedono ormai a un passo la vittoria nella Liga, soffiata al Barca allora Campione d’Europa in carica. E in un solo gol viene dunque racchiuso tutto il gusto di tifare Espanyol: essere il topolino che terrorizza, e a volte atterra, l’elefante.

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