La punizione di Patrick Andersson e lo Schalke 04, in 54 anni campione di Germania solo per quattro minuti

di Fabio Belli

L’orgoglio della Ruhr si chiama Schalke 04. In Germania, la zona della RenaniaWestfalia vive da anni calcisticamente sui toni accesi della rivalità tra Schalke 04 e Borussia Dortmund. Ma se i gialloneri, pur a fasi alterne e con lunghi periodi di magra, sono stati sempre tra i club padroni del calcio della Germania Occidentale, quello di Gelsenkirchen accende una passione tra i propri tifosi non sempre alimentata dai risultati, anzi. E nonostante le cinque Coppe di Germania conquistate ed i buoni risultati in campo europeo, con la Coppa UEFA vinta nel 1997 in finale contro l’Inter e la semifinale di Champions League disputata nel 2011, il grande cruccio dei tifosi dello Schalke resta la Bundesliga.

Con la stagione 2011/12 che ha visto proprio gli odiati cugini del Dortmund come conquistatori del Meisterschale, il piatto-trofeo consegnato ai campioni di Germania, il digiuno in campionato dei biancoblu di Gelsenkierchen dura ormai da 54 anni. In tutto questo lasso di tempo, mai lo Schalke è stato campione di Germania… fatta eccezione per quattro minuti. Per la precisione, i quattro minuti finali della stagione 2001/02, quando era già terminata l’ultima partita stagionale dello Schalke contro l’Unterhaching, vinta per 5-3 dopo che Die Knappen, ovvero i minatori, erano stati sotto di due reti.

Come si può essere campioni per soli duecentoquaranta secondi? Semplice, perchè nonostante il principio di contemporaneità, sacro nella disputa delle ultime giornate di campionato, quando finisce la tua ultima partita, potrebbe essere ancora in corso quella degli altri. Se nella fattispecie gli altri sono i rivali di tutto l’anno, il Bayern Monaco, allora ecco che la conclusione della stagione assume automaticamente tutti i crismi del thriller. Arrivati all’ultima giornata del campionato 2000/01 divisi da tre soli punti, allo Schalke serviva che il Bayern perdesse ad Amburgo per piazzare l’aggancio in extremis e spezzare il tabù-Bundesliga in virtù della miglior differenza reti. Ebbene, dopo l’altalena di emozioni contro l’Unterhaching, con i bavaresi sempre inchiodati sullo 0-0, il miracolo: al 90′ Barbarez porta in vantaggio l’Amburgo, gettando i tifosi del Bayern nella prostrazione, e facendo esplodere, grazie al tam-tam via radio, quella che allora era la tana dello Schalke, il Parken.

Può il destino voltarti clamorosamente le spalle dopo un invito così sfacciato? Può la sorte essere così incoerente nel giro di pochi istanti? Di favole di questo tipo il calcio ne ha viste, campionati vinti all’ultimo tuffo quando tutto sembrava perduto: dall’Arsenal 1989 immortalato da “Febbre a 90′” di Nick Hornby, fino alla Lazio del 2000 e al recente caso del Manchester City, gli esempi abbondano ed anche allora il pubblico del Parken aveva invaso il campo pronto a celebrare la fine della traversata del deserto. Ma in pieno recupero, ad Amburgo, 4′ dopo il gol di Barbarez, venne assegnata una punizione a due in area in favore Bayern Monaco, evento già di per sè molto raro, poi in un finale di campionato come quello… e quando, inaspettatamente e al posto dello specialista Effenberg, andò alla battuta il difensore svedese Patrick Andersson, specialista dei calci piazzati “potenti“, a Gelsenkirchen qualcuno se lo sentiva già. E così arrivò il gol che regalò il titolo più inatteso nella storia del club più titolato di Germania, e confermò allo Schalke una lezione nota: solo il destino sa quando, nel bene e nel male, deve arrivare il tuo momento. Lezione che anche allora fu valia per Andersson, così come per il club di Gelsenkirchen.

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