Dinamo Mosca, la leggenda del “Ragno Nero” vuole resistere nel tempo

di Fabio Belli

Nella guerra a colpi di decine di miliardi che i magnati russi stanno combattendo nel mondo del pallone senza esclusione di colpi, alcune leggende del calcio ex sovietico rischiano di uscire stritolate. Tra gli ingaggi fuori dalla realtà dell Anzhi, l’ombra di Roman Abramovich che accudisce il CSKA, i giganti del Tartastan del Rubin Kazan e la Gazprom che regala allo Zenit una propulsione valsa due scudetti di fila, gli ex potenti del calcio russo faticano a restare sopra la linea di galleggiamento. Spartak e Lokomotiv, tanto per citarne un paio, continuano a lottare per un posto in Europa, ma la loro egemonia sembra lontana.

Ma c’è un nome su tutti che manca da tempo al gran ballo della Champions League, e più in generale nel calcio europeo che conta, ma che non molla pur non avendo un vero e proprio colosso economico alle spalle, e che sta lottando per rientrare nelle Coppe dalla porta principale. E’ la Dinamo, la squadra del ministero degli interni di Mosca ai tempi dell’impero sovietico, ora senza titolo nazionale da 36 anni ma che di campionati dell’URSS ne può contare ben undici, quando a difendere la porta dei “poliziotti” c’era un certo Lev Jašin, il “Ragno Nero“, considerato unanimemente il più grande portiere di tutti i tempi, nonché l’unico estremo difensore capace di aggiudicarsi il riconoscimento individuale più ambito per un calciatore, il Pallone d’Oro.

Jašin è “la” leggenda della Dinamo Mosca, perchè ne incarna anche l’essenza polisportiva. Il club infatti vanta sezioni negli altri sport altrettanto vincenti nella storia rispetto al calcio. Innanzitutto l’hockey su ghiaccio, ma anche pallavolo e pallacanestro maschile e femminile, calcio a 5 e pallanuoto. In pochi sanno che Jašin, pur difendendo la porta della Dinamo dal 1949 al 1970, fino al 1954 fu anche il numero uno della squadra di hockey su ghiaccio, con la quale vinse il campionato nazionale nel 1953.

Il mito della Dinamo affonda comunque le sue radici a ben prima dell’arrivo di Jain. Il fatto di essere un club molto vicino al governo attirò molte antipatie in tutta l’URSS sulla squadra, che era comunque di gran lunga la più forte del paese già prima della Seconda Guerra Mondiale. Rimase impressa nella storia una tournèe nel Regno Unito nel 1945: completamente sconosciuti, i giocatori sovietici impressionarono la stampa e i tifosi inglesi, pareggiando per 3-3 contro il Chelsea, vincendo per 10-1 contro il Cardiff City, e battendo l’Arsenal, rinforzato dalla presenza di Stanley Matthews e Stan Mortensen per 4-3, per concludere poi con un pareggio per 2-2 contro i Rangers Glasgow.

Alla Dinamo è mancato l’alloro internazionale, sfumato nel 1972 a Barcellona in una tiratissima finale di Coppa delle Coppe proprio contro i Rangers. I tifosi della Dinamo dovettero assaggiare, tra i primi a livello continentale, la furia degli hooligans scozzesi: incidenti che non degenerarono ulteriormente proprio grazie all’abitudine dei tifosi moscoviti a non rispondere alle provocazioni. Attualmente, come detto, la stella della Dinamo non brilla più luminosa come un tempo, col club stritolato dalla potenza economica dei tycoon russi. Ma in questo 2012 la squadra, nel fortino all’inglese del “Dynamo Stadium” di Petrovski Park, sta lottando alla pari con i colossi che a colpi di milioni di dollari si sono guadagnati la ribalta delle cronache. La leggenda del “Ragno Nero” sta per tornare?

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