Andrea Stramaccioni, un riflesso abbagliante nel pomeriggio più arido: la storia del primo titolo del nuovo tecnico interista

di Fabio Belli

Ai tifosi dell’Inter interesserà sicuramente conoscere storia, vita, morte e miracoli del nuovo, giovanissimo allenatore dell’ultracentenario club: Andrea Stramaccioni, fresco Campione d’Europa Primavera, raccoglie l’eredità di una stagione difficile ed è pronto ad esordire in Serie A per ora da traghettatore, domani chissà. Farlo in uno dei club più prestigiosi del mondo è poi motivo d’ulteriore vanto, ma per l’Inter che durante l’era Mourinho aveva aveva esaltato in Italia il culto della conquista dei “tituli“, conoscere l’aneddoto del primo titolo conquistato in carriera da uno degli allenatori più vincenti del settore giovanile italiano può essere sicuramente un qualcosa di gustoso.

Era un infuocatissimo pomeriggio di Maggio, al campo “Urbetevere” a Roma, nel 2004. Una tribuna cotta dal sole, piena fino all’inverosimile per lo svolgimento delle finali giovanili regionali del Lazio. Per la categoria Giovanissimi erano di fronte due istituzioni del calcio capitolino, eterne rivali: i biancazzurri del Savio e gli amaranto-oro della Romulea, l’anima popolare e dinamica tra Largo Preneste e la Borgata Gordiani, e quella nobile e spavalda di San Giovanni, alle spalle del mercato di via Sannio. In campo a via della Pisana, campo neutro, il Savio favoritissimo con una supersquadra mai battuta nel corso della regular season e delle finali per il titolo, e guidata da un vecchio marpione del calcio giovanile capitolino, Angelo Grande. Di contro, una squadra brillante, ben costruita ed organizzata, ma che sembrava aver ottenuto il suo trionfo stagionale già con il raggiungimento della finale, guidata da un giovanissimo tecnico non ancora trentenne, Andrea Stramaccioni.

Stramaccioni anche allora, guarda tu il destino, raccoglieva un’eredità pesante, con le giuste proporzioni: quella di Fabio Giallatini, l’ultimo a portare il titolo nazionale Giovanissimi dilettanti a via Farsalo, casa della Romulea. Reduce da un ciclo vincente, quella squadra rinnovata sembrava non avere chance contro gli imbattuti rivali. Eppure, in una partita deludente per una finale, con gli spettatori tormentati da un caldo inusuale e tenace, i più attenti si accorsero che qualcosa stava accadendo. Perchè quella Romulea di quindicenni era già un capolavoro tattico, con tre giganti in difesa come D’Eva, Mensah (di lui si diceva un gran bene, poi si perse) ed il capitano Falavolti che disputarono la partita perfetta. In avanti la squadra di “Strama” fece poco perchè il Savio aveva un difesa fantastica (Rossini, Szeker, Ziantoni, tutte autentiche promesse dell’epoca). I più scafati però, il tecnico avversario Grande per primo, tra sudori freddi paradossali per la temperatura esterna, si accorsero che era tutto merito dello stratega col berretto se gli assi d’attacco avversari (Morbidelli, un’onesta carriera in Lega Pro, Tonni e Costanza) erano bloccati, come ipnotizzati.

Proprio come accaduto contro l’Ajax nella prima edizione della “NextGen Series”, Stramaccioni trionfò ai rigori, grazie alle parate del portiere Mele, così come Di Gennaro, il portiere della Primavera interista, ha bloccato gli olandesi a Londra. Allora come ora, quel trionfo lo lanciò in orbita, precisamente verso l’approdo alla Roma, dove conquistò lo scudetto Giovanissimi Nazionali prima ed Allievi poi, con un gruppo che nella Capitale ora fa la fortuna di Alberto De Rossi. Tecnico che è stato prima uno dei suoi maestri e poi il suo cruccio, perchè la sua permanenza prolungata alla guida della Primavera giallorossa non gli ha permesso il salto in Primavera nella squadra del cuore. Migrando a Milano, però, Stramaccioni si è rivelato a quel pubblico nazionale che ora si appresta a conoscerlo in massa: e gli appassionati di calcio che erano lì, sanno che quell’insolazione a via della Pisana non fu inutile…

 

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