Zidane vs Brasile 2006: l’ultimo “one man show” in un mondiale, prima che le roi Zizou perdesse… la testa

di Fabio Belli

Dici: Mondiali del 2006. E se sei italiano non puoi non pensare al rigore di Grosso, ai supplementari contro la Germania, al quarto titolo mondiale. Ma volgendo un occhio più “globalizzato” a quella rassegna, non si può negare come sia stata l’ultima a fornire determinati spunti ai cosiddetti romantici del calcio. Sicuramente è stata l’ultima ad offrire un “one man show” degno delle leggende del passato. E come in Argentina nessuno dimenticherà mai la performance di Maradona contro l’Inghilterra, in Olanda le evoluzioni di Crujyff contro il Brasile nel ’74, ed in Inghilterra la parata di Banks su Pelè nel ’66, quello che Zinedine Zidane mise in scena contro i verdeoro nei quarti di finale del 2006 resterà sempre nei cuori dei nostri cugini d’oltralpe e dei veri amanti del football.

La notte del 1 Luglio a Francoforte sul Meno la Francia arrivava all’appuntamento da assoluta sfavorita: il Brasile col suo schieramento a tutta fantasia affascinava, nessuno poteva schierare giocatori del calibro di Kakà, Emerson, Adriano e soprattutto Ronaldinho. La Francia del pittoresco allenatore Domenech invece era riuscita a superare la prima fase per il rotto della cuffia, tamponando un’emorragia di risultati che affondava le radici a 4 anni prima. Dopo aver conquistato il titolo mondiale in casa nel ’98 e quello europeo nel 2000 con Zidane stella della squadra, infatti, i blues uscirono di scena al primo turno da detentori nel 2002, per poi disputare nel 2004 un campionato d’Europa assolutamente anonimo. Zidane stesso sembrava avviato ad un inesorabile tramonto: dopo i successi in nazionale, era arrivata la Champions League vinta da protagonista con il Real Madrid nel 2002, ma poi Zizou si era adagiato sui ritmi del carrozzone madrileno, e prese così la decisione di annunciare il suo ritiro alla fine del Mondiale 2006.

Dopo una prima fase come detto anonima, arrivarono i primi segnali di risveglio negli ottavi contro la Spagna: è proprio Zidane a trascinare i suoi alla rimonta dopo lo svantaggio iniziale e sigla il 3-1 finale per la Francia. Ma è contro il Brasile, nella notte di Francoforte, che si materializza il capolavoro. Dopo appena 35” dal fischio d’inizio, con un gioco di gambe spettacolare, Zidane scappa via a tre avversari, due due quali sono Emerson e Kakà: le roi dimostra di voler fare sul serio, e proprio il duello con Kakà, che spesso ripiega a centrocampo cercando di contenerlo, regalerà le emozioni più forti. Nessun dribbling è banale, ogni giocata è illuminante, ogni lancio per le frecce Ribery ed Henry può spaccare in due la difesa brasiliana. E proprio dal piede di Zidane partirà la punizione perfettamente calibrata che permetterà a Thierry Henry di realizzare il gol della vittoria.

Una performance incredibile, alla quale solo le immagini possono rendere giustizia, e che avrebbe senz’altro regalato il secondo pallone d’oro della carriera a Zidane, se non fosse stato per la testata rifilata nella finalissima a Materazzi. Ma questa è una ben nota altra storia.

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