Washington Cacciavillani, la “meteora” originale con l’Inter nel destino ed un leone al guinzaglio

di Fabio Belli
Anni ’50, il periodo in cui l’infatuazione del calcio italiano verso quello sudamericano tocca i massimi storici. La promessa di talenti “tanto al chilo” che giungono via nave da oltreoceano è troppo allettante, e produrrà quella che fino al ’66, l’anno dell’ignominiosa Corea per la nazionale azzurra, sarà l’invasione degi oriundi. Nel 1955 tra di essi c’è anche un quasi ventiduenne “punteiro” uruguaiano di buone speranze, tanto che l’Inter decide di scommettere su di lui: Washington Cacciavillani.

I nerazzurri, dopo il settimo scudetto della loro storia conquistato nel ’54, non hanno saputo ripetersi concludendo la stagione 1954-55 con un deludente ottavo posto. C’è dunque la necessità di un rinnovamento, che passa attraverso l’ascesa alla presidenza di Angelo Moratti, il quale inizierà un ciclo lungo 13 stagioni. Ma la storia di Cacciavillani sembra ricalcare, con 40 anni di anticipo, quella delle meteore che dalla seconda metà degli anni ’90 in poi contraddistingueranno la presidenza del figlio Massimo.

I tifosi che possono leggere sui quotidiani dell’ingaggio di “Cacciavillani dal River Plate” fanno voli pindarici con la mente per un brevissimo lasso di tempo: nelle pagine interne è specificato che il giocatore non arriva dai mitici “Millionarios” di Buenos Aires, ma dal meno blasonato River Plate di Montevideo, Uruguay. Ad ogni modo, la maglia nerazzurra Cacciavillani la vedrà in pratica solo col binocolo: in due anni in prestito alla Pro Patria, “El Chico” (questo il suo soprannome) realizza la miseria di tre gol. L’Inter nel frattempo alterna quattro allenatori (Campatelli, Meazza – due volte – Ferrero e Frossi) in un parallelismo nella gestione Angelo-Massimo Moratti che col senno di poi ha dello sbalorditivo. L’unica presenza in campionato di Cacciavillani nell’Inter arriva nella stagione 1957/58 con Jesse Carver allenatore, poi un altro giro in Coppa Italia e l’addio definitivo a Milano, in una lunga peregrinazione verso sud: Ravenna prima e Casertana poi, ma dal 1957 al 1960 “El Chico” realizza (con i romagnoli) un solo gol in partite ufficiali. Carattere sudamericano DOC, la disciplina del Nord ne mortifica l’estro, e l’incedere in campo sbilenco, per quanto abbastanza rapido per l’epoca, non aiuta.

Il colpo di fulmine però arriva nel 1960: a Siracusa, in Serie C, trova la sua dimensione non tanto dentro il campo (in quattro stagioni e 107 presenze, solo 6 gol), ma fuori. Cacciavillani si stabilisce in Sicilia e non la lascerà mai più: chiude la carriera tra i dilettanti del Floridia, quindi inizia un’avventura pluriventennale da allenatore nell’isola: giovanili del Siracusa, Canicattì, Trapani, Modica in ordine sparso. Sempre nelle serie inferiori, ma con la possibilità di essere sé stesso, dimenticando le nevrosi milanesi: la leggenda narra di sue passeggiate per il lungomare di Siracusa con un cucciolo di leone (simbolo della squadra aretusea) al guinzaglio.

Nato il 1 Gennaio del 1934, Cacciavillani muore nel 1999, sempre nel giorno di Capodanno: nello stesso giorno partiamo da lui per raccontare storie di calcio sia indimenticabili, sia un po’ dimenticate.

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